Cosa direbbe il bambino che eri all’adulto che sei diventato?

Riflessioni sul Bambino Interiore
Articoli | 07/03/2018

Ricordi i sogni che avevi da bambino? Qual era il mondo che volevi creare? Che vita volevi vivere? Quale lavoro sognavi di fare? Ti ricordi come ti immaginavi da grande?

Il tempo inesorabilmente passa, gli anni scivolano via, le persone e le condizioni cambiano, così, spesso ci dimentichiamo il bimbo che eravamo e le promesse cha avevamo fatto a noi stessi. A volte il dolore, la delusione e l’amarezza ci hanno portato via linfa vitale ed energie importanti per realizzare piccoli e grandi desideri. Qualcuno ha avuto perseveranza nonostante tutto, qualcun altro si è lasciato andare.

Forse ti sembrerà strano ma ogni tanto bisognerebbe fare un esercizio semplice ma efficace: chiedere al bambino che eri cosa ne pensa dell’adulto che sei diventato. Sarebbe felice secondo te? Fatti questa domanda perché è di importanza vitale!

Potresti accorgerti che è il momento di cambiare direzione, di prendersi il rischio di cambiare vita, di decidere di dedicare più tempo a te stesso e alle tue passioni, o semplicemente potresti realizzare che non è il caso di preoccuparsi più di tanto per i piccoli imprevisti che quotidianamente si presentano sulla tua strada. Magari sei pieno di amarezza solamente perché hai inconsapevolmente seguito insegnamenti e consigli che socialmente erano accettati e giustificati, ma che nulla avevano a che fare con quello che eri.

Forse hai accettato la strada dei tuoi genitori senza farti una domanda in più, senza chiederti se fosse giusto o meno proseguire in qualcosa che già allora non sentivi tuo, ma per quieto vivere hai barattato la “tranquillità” con i tuoi sogni più profondi e segreti.

Devi sapere che nella nostra esistenza coesistono due realtà: il bambino che eri, altrimenti detto “bambino interiore”, e la tua personalità adulta. Ti sembra un’idea stravagante? Ci siamo convinti ad un certo punto di essere diventati adulti e che la nostra infanzia sia stata cancellata. E che fine ha fatto quel bambino che da tempo non ascoltiamo e consideriamo più?

Abbiamo fatto tanta fatica a diventare finalmente grandi e ora veniamo a sapere che quel bambino è ancora in noi e che, a volte, fa i capricci, si agita, non vuole saperne di accettare la vita che abbiamo creato o che, per qualche ragione, abbiamo subito.

La nostra infanzia è qualcosa che continua ad esistere dentro di noi e che influisce sulle nostre scelte quotidiane e in tutto quello che proviamo a mettere in atto. I sentimenti che abbiamo provato quando eravamo bambini, nel bene e nel male, determinano i nostri attuali rapporti interpersonali, interferendo così con il nostro modo di agire, in ambito professionale e sentimentale.

È l’adulto che dovrebbe essere a cavallo e dirigersi dove meglio crede, non il bambino che traina l’adulto con le sue ferite irrisolte (bisogni lesi del bambino, ruolo che ho avuto in casa nella famiglia d’origine, ecc…).

Le emozioni che abbiamo vissuto da piccoli svolgono tuttora un ruolo essenziale, tanto che, se non sono state guarite e integrate, possono provocare una serie infinita di sintomi che solo a livello esemplificato possiamo riassumere in affaticamento interiore, incapacità di rilassarsi, mal di testa di tuti i tipi, problemi di stomaco o intestino.

Un dolore può rimanere completamente congelato anche per mesi, anni o decenni, e per mantenere queste situazioni cristallizzate viene richiesto un investimento energetico incredibile, che serve per tenere queste antichi sentimenti dormienti.

Questo enorme dispendio di energia vitale che deve viene messo in atto si traduce nell’adulto in:

  • Apatia
  • Mancanza di entusiasmo
  • Poca energia
  • Depressione
  • Reagire con iperattività
  • Eccessiva concentrazione e/o dipendenza da sesso, lavoro, internet, soldi, cibo, ecc…

Le persone si medicano con le dipendenze, che sono sempre legate a un trauma. Incredibile non è vero? Perché se siamo dominati da tutto ciò non si può avere la minima possibilità di scelta.

Sappiamo veramente chi siamo? Per la maggior parte delle persone la risposta è assolutamente NO.

Ma c’è una SOLUZIONE a tutto questo, che si chiama riconnessione e guarigione delle proprie emozioni.

È un lavoro meraviglioso di riscoperta interiore, di ascolto emozionale e corporeo, di integrazione tra la parte bambina e la parte adulta. E piano piano la nostra anima inizia a sbocciare, ad amare sé stessa, ad avere idee, progetti, a vivere in maniera sana relazioni affettive e rapporti lavorativi. E facendo questo un’enorme massa di energia si libera e può essere investita per creare la nostra vita.

Allora, e solo allora, puoi essere pronto a riconoscere i tuoi talenti e muovere forze incredibili per presentarti al mondo in tutto il tuo splendore. E non è mai troppo tardi per fare questo, perché la vita merita di essere guarita e celebrata.

Fai a te stesso questo regalo. Riscopri chi sei veramente!

Inizia così: chiedi al bambino che eri cosa pensa dell’adulto che sei diventato.

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